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14 Giu 2013 - 09:14:38

Novello Cyrano de Bergerac





Frequentai la mia quarta elementare in un aula ampia e luminosa con una grossa stufa a carbone appoggiata sul lato della stanza che percorrevamo per andare ai nostri posti, in classe eravamo in ventisei  ragazzini, la maggior parte tranquilli, tre o quattro parecchio vivaci e tre veri e proprio scavezzacollo, Mario era biondissimo e con i capelli a spazzola, Guido ed Adriano i più silenziosi, certamente Adriano Gala (un altro Adriano in una classe in cui vi erano anche due Arturo) era certamente il migliore  in disegno, le sue figure uscivano dal foglio e raccontavano storie splendide, i miei fogli da disegno avevano sempre troppo bianco da riempire con tutti i colori che potevo trovare nell'astuccio.

A scuola me la cavavo bene, ma in quarta cominciavo ad essere  attratto da ciò che avveniva al di fuori della classe, l'arrivo di un nuovo alunno proveniente da un comune vicino al nostro aveva creato un bel po' di agitazione, Beppe era certamente un ragazzo irrequieto, sempre pronto a menar le mani, nel giro di una settimana aveva già picchiato Mario ed un altro paio di compagni di classe con il solo scopo di ntimidirli, un maledetto bullo che si vantava di aver fatto judo per due anni.

Ovviamente un simile personaggio (bullo e bello) era l'idolo delle ragazzine della quarta D dove ogni tanto qualcuno di noi veniva mandato quando il nostro insegnante era assente, io speravo sempre di finire in questa classe femminile  dove già si intravedevano quelle che sarebbero diventate le più belle ragazze del paese.

Grazia era certamente la ragazza più carina in assoluto, la classica bellezza bionda con gli occhi chiari che mi faceva pensare a posti lontani, ma ovviamente Beppe ci aveva posato gli occhi.

Come spesso accade la vita ha in serbo per ognuno di noi delle sorprese, potete immaginarvi quanto mi stupii quando il bullo in persona mi chiese di scrivere un biglietto per Grazia perchè lui "non sapeva come dire le cose", anzichè chiedere cosa volesse che scrivessi (al come ci avrei pensato io) iniziai a scrivere; così come mi capita oggi sono le parole che hanno vita propria, le puoi certamente condurre qua e là come un gregge, ma nel momento in cui appoggio la penna sul foglio nascono ed iniziano a correre via  per il mondo, fu così che Grazia seppe di essere una bellissima ragazza con un sorriso che sembrava più bello di una giornata di sole e degli occhi blu come un lagghetto alpino.

A dieci anni non sapevo chi fosse Cyrano de Bergerac, ma quando Beppe passò il bigliettino alla bella Grazia sentii molta tristezza nel cuore ed il fatto che fossi bravo a scrivere, a far di conto, in storia e geografia non alleviò in alcun modo la mia tristezza.

Scoprii che ero timidissimo con le ragazze, talmente timido da non riuscire a salutarle nel cortile durante la ricreazione e da non riuscirle neppure a guardare negli occhi.

L'epilogo di questa storia avvenne con la fine della quinta elementare quando passando in bicicletta accanto alla bella villa dei genitori di Grazia la vidi giocare con la sorella più piccola in giardino e facendo ricorso a tutto il mio coraggio mi fermai per salutarla attraverso la recinzione, scambiammo dieci minuti di hiacchere fitte fitte, e mentre lei parlava io ero totalmente perso nei suoi occhi e nei suoi capelli biondi.

La timidezzza andò via via ad attenuarsi con il graduale aumento del testosterone, ma non cambiò mai l'atteggiamento che ho nei riguardi di una bella donna, ne resto tutt'oggi intimidito e così non più tardi di una settimana fa di fronte ad una splendida ragazza Russa (mantenuta in un bell'appartamento sul lago di Garda da un facoltoso personaggio sposato) fra i miei capelli ed il pizzo brizzolati ho riscoperto ancora il bimbo di dieci anni con le dita fra le maglie di una rete e gli occhi persi in quelli di una ragazzina bionda.


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